Il prete modello? Con i santi in cielo e con il catechismo in mano

Il prete modello? Con i santi in cielo e con il catechismo in mano

Cosa per lui rara, Benedetto ha fatto esplicito riferimento a due fatti concreti della vita della Chiesa, nell’omelia della messa crismale del 5 marzo, la mattina del giovedì santo.

Il primo riferimento è stato alla ribellione di alcune centinaia di preti dell’Austria, di cui www.chiesa ha dato recentemente notizia sullo sfondo di precedenti storici analoghi:

> Diario Vaticano / Preti contro il celibato. In Austria si replica

In proposito ha detto il papa:

“Di recente, un gruppo di sacerdoti in un paese europeo ha pubblicato un appello alla disobbedienza, portando al tempo stesso anche esempi concreti di come possa esprimersi questa disobbedienza, che dovrebbe ignorare addirittura decisioni definitive del magistero, ad esempio nella questione circa l’ordinazione delle donne, in merito alla quale il beato papa Giovanni Paolo II ha dichiarato in maniera irrevocabile che la Chiesa, al riguardo, non ha avuto alcuna autorizzazione da parte del Signore. La disobbedienza è una via per rinnovare la Chiesa? Vogliamo credere agli autori di tale appello, quando affermano di essere mossi dalla sollecitudine per la Chiesa; di essere convinti che si debba affrontare la lentezza delle istituzioni con mezzi drastici per aprire vie nuove, per riportare la Chiesa all’altezza dell’oggi. Ma la disobbedienza è veramente una via? Si può percepire in questo qualcosa della conformazione a Cristo, che è il presupposto di ogni vero rinnovamento, o non piuttosto soltanto la spinta disperata a fare qualcosa, a trasformare la Chiesa secondo i nostri desideri e le nostre idee?”.

All’ansia di rinnovamento espressa da questi sacerdoti, Benedetto XVI ha risposto indicando i santi, come modello di vita sacerdotale:

“Cari amici, resta chiaro che la conformazione a Cristo è il presupposto e la base di ogni rinnovamento. Ma forse la figura di Cristo ci appare a volte troppo elevata e troppo grande, per poter osare di prendere le misure da Lui. Il Signore lo sa. Per questo ha provveduto a ‘traduzioni’ in ordini di grandezza più accessibili e più vicini a noi. Proprio per questa ragione, Paolo senza timidezza ha detto alle sue comunità: imitate me, ma io appartengo a Cristo. Egli era per i suoi fedeli una “traduzione” dello stile di vita di Cristo, che essi potevano vedere e alla quale potevano aderire. A partire da Paolo, lungo tutta la storia ci sono state continuamente tali ‘traduzioni’ della via di Gesù in vive figure storiche. Noi sacerdoti possiamo pensare ad una grande schiera di sacerdoti santi, che ci precedono per indicarci la strada: a cominciare da Policarpo di Smirne ed Ignazio d’Antiochia attraverso i grandi pastori quali Ambrogio, Agostino e Gregorio Magno, fino a Ignazio di Loyola, Carlo Borromeo, Giovanni Maria Vianney, fino ai preti martiri del Novecento e, infine, fino a papa Giovanni Paolo II che, nell’azione e nella sofferenza ci è stato di esempio nella conformazione a Cristo, come ‘dono e mistero’. I santi ci indicano come funziona il rinnovamento e come possiamo metterci al suo servizio. E ci lasciano anche capire che Dio non guarda ai grandi numeri e ai successi esteriori, ma riporta le sue vittorie nell’umile segno del granello di senape”.

Il secondo riferimento è stato al recente concistoro, e in particolare alla giornata di riflessione trascorsa dal papa assieme ai cardinali. Prendendo spunto dalla constatazione di un diffuso analfabetismo religioso, Benedetto XVI ha esortato i vescovi e i sacerdoti a prendere finalmente in mano quel testo da tutti trascurato che è il Catechismo della Chiesa cattolica, per tornare a insegnare quegli “elementi fondamentali della fede che in passato ogni bambino conosceva”:

“Nell’incontro dei cardinali in occasione del recente concistoro, diversi pastori, in base alla loro esperienza, hanno parlato di un analfabetismo religioso che si diffonde in mezzo alla nostra società così intelligente. Gli elementi fondamentali della fede, che in passato ogni bambino conosceva, sono sempre meno noti. Ma per poter vivere ed amare la nostra fede, per poter amare Dio e quindi diventare capaci di ascoltarLo in modo giusto, dobbiamo sapere che cosa Dio ci ha detto; la nostra ragione ed il nostro cuore devono essere toccati dalla sua parola. L’Anno della Fede, il ricordo dell’apertura del Concilio Vaticano II 50 anni fa, deve essere per noi un’occasione di annunciare il messaggio della fede con nuovo zelo e con nuova gioia. Lo troviamo naturalmente in modo fondamentale e primario nella Sacra Scrittura, che non leggeremo e mediteremo mai abbastanza. Ma in questo facciamo tutti l’esperienza di aver bisogno di aiuto per trasmetterla rettamente nel presente, affinché tocchi veramente il nostro cuore. Questo aiuto lo troviamo in primo luogo nella parola della Chiesa docente: i testi del Concilio Vaticano II e il Catechismo della Chiesa Cattolica sono gli strumenti essenziali che ci indicano in modo autentico ciò che la Chiesa crede a partire dalla Parola di Dio”.

Non è la prima volta che Benedetto XVI indica nel Catechismo il principale strumento col quale tradurre in pratica il prossimo Anno della Fede.

Il testo integrale dell’omelia di Benedetto XVI nella messa crismale del giovedì santo:

> “In questa santa messa…”